PROGRAMMA

ELEZIONI PARLAMENTO EUROPEO | 26 MAGGIO 2019

Penso ad un’Europa con istituzioni più aperte e collegate fortemente con i territori. 

Camilla Laureti 

Care amiche, cari amici,

trovate qui il programma del Partito Democratico per queste elezioni europee.

Sono idee forti che toccano la vita di tutti i giorni delle nostre comunità – come l’indennità di disoccupazione – o che si proiettano verso i grandi temi del nostro tempo – dall’ambiente al confronto con lo strapotere economico dei protagonisti della globalizzazione. Idee per un’Europa diversa: più forte, più giusta, più vicina ai cittadini europei.

Non possiamo guardare da un’altra parte.

Sono elezioni veramente cruciali per il nostro futuro, mai così sentite nella politica di tutti gli Stati membri.

Mai come oggi c’è il senso di un destino comune europeo per il quale dobbiamo lottare.

Ed è per questo che ho deciso di impegnarmi in questa battaglia.

Per evitare il circolo vizioso tra recessione e austerità, è necessario avere un bilancio dell’eurozona, finanziato da specifiche risorse proprie, Eurobond e da una quota dei profitti della Bce, per perseguire politiche anticicliche attraverso l’erogazione di un’indennità europea di disoccupazione per i paesi in recessione o con un numero alto di persone senza lavoro.

Per rilanciare la crescita, l’occupazione e affrontare le sfide della sostenibilità sociale e ambientale occorre un piano straordinario di investimenti in capitale umano, ricerca, infrastrutture materiali, immateriali e sociali, energie rinnovabili, welfare. Un piano finanziato dal bilancio europeo (da portare all’1,3% del Pil), da Eurobond emessi dalla Bei e acquistati dalla Bce e dagli Stati membri attraverso lo scorporo dal calcolo del deficit degli investimenti.

I profitti delle grandi multinazionali, a partire da quelle dell’economia digitale, vanno tassati dove sono effettivamente realizzati e non spostati artificialmente in Paesi a bassa tassazione. Per contrastare la concorrenza fiscale sleale bisogna approvare la base imponibile comune e consolidata per le imprese, la digital tax e introdurre un’aliquota minima effettiva europea del 18% sulle imprese. In materia fiscale bisogna passare dal voto all’unanimità a quello a maggioranza qualificata

Se vogliamo fermare il cambiamento climatico e rilanciare lo sviluppo sostenibile dobbiamo rivedere in modo più ambizioso il pacchetto clima-energia per giungere al dimezzamento delle emissioni nel 2030 e a zero emissioni nette nel 2050. Con la definizione di un Piano straordinario, l’Ue dovrà essere capace di mobilitare i 290 miliardi l’anno di investimenti necessari per la completa decarbonizzazione del sistema energetico europeo. I più alti obiettivi di riciclaggio che abbiamo introdotto si devono accompagnare con misure concrete di prevenzione della generazione di rifiuti a partire dalla progettazione eco-compatibile. Per proseguire la strategia contro l’inquinamento della plastica, bisogna anticipare al 2025 la data in cui tutti gli imballaggi di plastica dovranno essere pienamente riciclabili, compostabili o riutilizzabili.

6 miliardi di euro nel bilancio europeo dedicati ai 25 milioni di bambini svantaggiati del nostro continente, con un approccio innovativo per eliminare la povertà infantile dall’Unione europea assicurando a tutti i bambini a rischio povertà accesso gratuito all’assistenza sanitaria, all’istruzione, all’assistenza per l’infanzia, all’alloggio e a una alimentazione adeguata. Riformare ed ampliare la “Garanzia giovani” per favorire l’accesso delle giovani generazioni alla formazione e al lavoro.

La conoscenza, la formazione permanente, la ricerca sono gli strumenti fondamentali per affrontare la sfida dell’innovazione, della trasformazione del lavoro, della sostenibilità, dell’inclusione e della costruzione della cittadinanza europea. Per questo occorre rendere più europei i percorsi di studio e di formazione, mobilitare le risorse necessarie a livello europeo e nazionale e introdurre obiettivi ambiziosi e vincolanti all’interno del semestre e dei programmi europei.

Occorre garantire la piena attuazione del principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso luogo, contrastare il dumping sociale e salariale attraverso la crescita dei salari per rafforzare il potere d’acquisto e la produttività in modo omogeneo e coordinato tra i vari paesi europei. Questo obiettivo si ottiene con l’adozione di un salario minimo europeo parametrato alle condizioni dei diversi paesi e definito sulla base del dialogo tra le parti sociali e della contrattazione collettiva nazionale e di settore. Il rafforzamento e l’estensione del dialogo sociale e della contrattazione collettiva in tutta l’Ue sono condizioni essenziali per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei e per la coesione e il progresso sociale.

È necessaria una nuova visione ecosostenibile per le città e le aree metropolitane, in particolare per le periferie. Nessun territorio deve rimanere indietro: i fondi di coesione devono diventare sempre più il centro di una politica attiva contro la povertà e le diseguaglianze, a cominciare dalle aree più deboli. Nella prossima programmazione, almeno 5 miliardi di euro devono essere stanziati a disposizione delle aree urbane e dei piccoli comuni che soffrono lo spopolamento e la perdita di servizi essenziali, come votato dal Parlamento.

Il settore agroalimentare, oltre alla sempre più precaria sostenibilità economica, si trova di fronte a sfide decisive anche in termini di sostenibilità sociale e ambientale. Per questo, la prossima Politica agricola comune dovrà essere adeguatamente finanziata con un bilancio almeno pari ai livelli attuali, per essere in grado di continuare a sostenere il nostro modello agricolo familiare, incoraggiando, allo stesso tempo, i nostri agricoltori alla transizione verso modelli produttivi sempre più sostenibili. Vogliamo stimolare un modello produttivo basato sulla qualità e sulla valorizzazione della biodiversità, promuovendo una intensificazione sostenibile, il miglioramento varietale non OGM e la diversificazione produttiva.

Occorre approvare la riforma del regolamento di Dublino sula base del testo votato dal Parlamento. Il principio è che chi arriva in Italia arriva in Europa, e serve un sistema europeo imperniato sui principi di solidarietà e di equa ripartizione, che tuteli i diritti e le libertà fondamentali e sanzioni i paesi che non fanno la loro parte. Bisogna arrivare a una gestione comune delle frontiere europee e alla definizione di vie legali della migrazione che consentano la gestione dei flussi e la realizzazione di politiche di integrazione a partire del rafforzamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione.